SCENA 2: LA PARALISI LOGISTICA E L'INCOMPRENSIONE ETNICA

 

SCENA 2: LA PARALISI LOGISTICA E L'INCOMPRENSIONE ETNICA

(EST. GIORNO – PIAZZA GARIBALDI. INTERNO METROPOLITANA. POI QUARTIERE POPOLARE.)

Il rumore del traffico si scontra con gli annunci metallici degli altoparlanti della stazione. DARIO è a PIAZZA GARIBALDI, il crocevia dei trasporti, un luogo di frenesia e degrado.

<center>DARIO</center> > (Guarda un tabellone sbiadito della Circumvesuviana: Ritardo Cronico. Scuote la testa) > La prima ferrovia d'Italia... un monumento al fallimento. E io, il Geografo Amministrativo, bloccato qui.

Dario si dirige all'ingresso della Metropolitana Linea 1. Cerca di farsi largo tra la folla.

(INT. BANCHINA METROPOLITANA)

La banchina è al limite della capienza. Quando il treno arriva, è già SOVRAFFOLLATO. Le persone sono compresse.

<center>VOCE ALTOPARLANTE</center> > (Deformata, quasi ironica) > Vi preghiamo di distribuirvi lungo l'intera banchina. Stiamo facendo del nostro meglio.

Una STUDENTESSA UNIVERSITARIA (20 anni, pallida, con uno zaino pesante) cerca di uscire e si accascia, visibilmente in difficoltà.

<center>STUDENTESSA</center> > Non... non respiro... Scendo qui.

Dario osserva la scena con orrore lucido. È il sintomo fisico di un corpo urbano malato. Cerca di salire, ma la pressione della folla lo RESPINGE fisicamente.

<center>DARIO</center> > (Ansimando) > La città mi rifiuta. Mi sputa fuori. Non posso salire. Il consiglio di classe è fra poco.

Rinuncia. Risale in strada, frustrato.

(EST. STRADA – QUARTIERE POPOLARE, VICINO ALLA STAZIONE)

Dario cammina velocemente, tagliando per vicoli stretti e caotici, in una zona ad alta densità di nuove attività commerciali e immigrazione (es. Vasto/Mercato).

Un MOTORINO sfreccia a tutta velocità sul marciapiede, sfiorandolo. A guidare è un uomo PAKISTANO (30 anni), con la moglie e un BAMBINO PICCOLO in piedi, senza casco, in equilibrio precario.

<center>DARIO</center> > (La sua rabbia esplode per la prima volta in modo diretto contro una persona) > Ma siete pazzi? Fermatevi! Un bambino! Senza casco! Non lo vedete il pericolo? Ma qui non valgono più le regole civiche? Il codice della strada è la base della convivenza, per Dio!

L'uomo in motorino si ferma a malapena.

<center>UOMO PAKISTANO</center> > (In italiano stentato, quasi incomprensibile) > Io... vado. Presto.

<center>DARIO</center> > (Urlando) > Presto dove? State per ammazzare vostro figlio! Ma da dove venite? Qui si rispettano le regole! Siete in un tessuto urbano! La Geografia Urbana ha delle leggi!

L'uomo pakistano lo guarda con indifferenza e riparte. Dario è livido.

Si ferma davanti a un NEGOZIO DI ALIMENTARI CINESE. Entra.

<center>DARIO</center> > (Cerca di essere calmo, ma è teso) > Scusi. Volevo solo chiederle... dove posso trovare un'edicola storica?

La COMMESSA CINESE (40 anni) lo guarda con aria spaesata.

<center>COMMESSA CINESE</center> > (In un italiano incomprensibile) > No... io non... no capito. Solo questo negozio.

<center>DARIO</center> > (Alzando la voce, incredulo) > No! Non mi dica "no capito"! Siete qui da anni! Lo vedo! Ma perché non parlate l'italiano? Come fate a vivere qui senza comunicare? Questa è Napoli! La comunicazione è il fondamento della sua identità! Se non vi integrate con la lingua, distruggete il senso del luogo!

<center>COMMESSA CINESE</center> > (Spalle alzate, tono neutrale) > Vendo. Prendo soldi. Basta.

Dario esce. La sensazione di alienazione è totale. La sua crisi personale si è fusa con il fallimento della città: paralisi (mezzi), anarchia (regole) e incomprensione (lingue).

<center>DARIO</center> > (A sé stesso, con amarezza) > D-FENS... Difesa. Ma cosa devo difendere? Le regole non esistono, il caffè è veleno, i napoletani si sono ritirati. La mia città è una simulazione senza codice civico.

(FINE SCENA 2)

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