Trama

 

D-FORZA: Geografia di una Follia


D-FORZA: Geografia di una Follia è un lungometraggio drammatico-satirico del 2015, diretto da [Nome del Regista Fittizio]. L'opera è una rilettura contemporanea del road movie urbano, trasponendo la crisi esistenziale del protagonista in una tesi di geopolitica urbana e identitaria ambientata a Napoli.

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Il protagonista è Dario Esposito, un cinquantenne nativo del quartiere Avvocata di Napoli, laureato in Scienze Geografiche e autore di studi sulla Geolinguistica dei dialetti meridionali e sulla Geografia amministrativa nel Regno delle Due Sicilie. Dopo anni di vita professionale tra Bolzano e Milano, Dario rientra a Napoli, dove sperimenta un profondo shock culturale e amministrativo.

L'intera giornata è una sequenza di fallimenti istituzionali e culturali che culminano in un atto di ribellione.

L'Atto di Disgusto Culturale

La crisi di Dario inizia con la frustrazione per il collasso logistico (ingorghi, Circumvesuviana e Metropolitana paralizzate) e la mercificazione dell'identità partenopea:

  • In un bar, Dario si scontra con la profanazione del rito del caffè e la vendita di sfogliatelle congelate ai turisti, un contrasto amaro con la nostalgia del "profumo" che lo legava alla città da Bolzano.

  • Il suo percorso a piedi lo porta a confrontarsi con l'anarchia civica e la crisi geolinguistica, esemplificata dall'incapacità di immigrati e nativi di comunicare o di rispettare le più basilari regole urbane.

La Negazione della Conoscenza

La sua rabbia raggiunge l'apice quando si scontra con il fallimento delle istituzioni preposte alla conservazione dell'identità:

  • A scuola, l'assenza di carte geografiche e l'impossibilità di ottenerle a causa della burocrazia decreta l'umiliazione della sua professione.

  • A Piazza del Plebiscito, Dario contesta un gruppo di studenti universitari (Lettere/Scienze Politiche) che ignorano completamente la storia del Regno delle Due Sicilie. La crisi linguistica viene confermata dalla loro incapacità di tradurre l'Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in dialetto napoletano. La sua indignazione esplode quando apprende che l'Università celebra figure superficiali come il cantautore Joielier, mentre ignora i contributi di Pino Daniele e Massimo Troisi.

La Tesi Difensiva: Napoli Città Stato

Consapevole che l'unica identità rimasta è ridotta ai murales di Maradona, Dario trova un simbolo di forza nella barra di ferro arrugginita recuperata in un cantiere. Il suo atto di "violenza" si limita alla distruzione di un manifesto pubblicitario deturpante. Guardando la forza immutabile della zona Flegrea, formula la sua tesi finale: la paralisi è amministrativa.

L'ispirazione gli viene da un libro, Milano Città Stato. La sua conclusione è che l'unica salvezza contro la decadenza e la corruzione è l'autonomia politica e amministrativa: Napoli Città Stato.

L'Epilogo Istituzionale

Dario essendo anche un roatariano ex Prefetto di un club alle falde del Vesuvio, si dirige al Rotary Club, dove è ospite il Procuratore Nicola Gratteri, noto per la sua lotta contro la Camorra. Dario interrompe l'incontro e accusa il Procuratore di vedere la città solo attraverso il filtro criminale, ignorando la malattia amministrativa. Consegna a Gratteri il libro, dichiarandolo il manifesto per la salvezza.

Il Maresciallo Ferrara, che ha seguito la "mappa logica" della follia di Dario, lo intercetta, ma riconosce la natura simbolica dei suoi atti. Il finale vede Dario scortato al Comando, ma la sua missione è compiuta. Il Procuratore Gratteri, sulla via del ritorno nella sua auto blindata, legge la dedica di Dario e riflette sulla possibilità che la tesi di Napoli Città Stato possa essere la prospettiva necessaria per slegare la città dalle sue catene burocratiche. Il film si conclude con l'idea di Dario che, sebbene nata dalla disperazione, innesca un dibattito istituzionale.

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