D-FORZA: Geografia di una Follia
SCENA 1: L'INGORGO E IL RITO PROFANATO (EST. MATTINA – VIA MARINA/CENTRO STORICO. SETTEMBRE 2015)
SEQUENZA INIZIALE: Un CAOS SONORO: clacson, urla, motorini. Il caldo di fine estate è soffocante. L’asfalto è incandescente. Siamo bloccati in un ingorgo mostruoso, sulla VIA MARINA. I palazzi storici sono soffocati dalla pubblicità e dalla sporcizia.
DARIO ESPOSITO (50 anni, camicia impeccabile, occhi stanchi ma nervosi) è al volante di una utilitaria pulita e ordinata, in netto contrasto con il disordine circostante. Batte le dita sul volante. Non impreca. Non urla. La sua rabbia è contenuta.
DARIO
(Sussurra a sé stesso, con voce quasi scientifica) Paralisi logistica. Ancora. Impossibile coprire meno di due chilometri in quaranta minuti. Il collasso della rete urbana.
La telecamera indugia sul suo viso. Non è rabbia, è una profonda frustrazione intellettuale. Dario spegne il motore. Prende un foglio di carta e una penna.
<center>DARIO</center> > (Scrive velocemente) > Torno subito. Ex Geografo disperato.
Attacca il foglio sul cruscotto. Prende la sua ventiquattrore in pelle.
<center>DARIO</center> > (Parlando al volante, come se fosse un interlocutore) > Non posso arrivare in ritardo per i consigli di classe. E non posso arrendermi a questo. La metro è l'unica via.
Dario scende dall'auto e la lascia PARCHEGGIATA in doppia fila, bloccando parzialmente un'altra corsia. Un clacson si scatena dietro di lui, ma Dario non si volta.
(EST. INGRESSO METROPOLITANA)
Dario cammina velocemente verso la stazione della metro. Il rumore e la fretta sono ovunque. Si ferma davanti a un bar tradizionale, quasi d'impulso. Ha bisogno di un caffè.
(INT. BAR AFFOLLATO)
Il bar è saturo di turisti che fotografano il bancone. Dario si fa strada e ordina.
<center>DARIO</center> > (Tono educato ma secco) > Un caffè normale, per cortesia. E l'acqua.
Il BARISTA (giovane, con un sorriso professionale e svogliato) gli serve subito.
I DETTAGLI CHE LO SPEZZANO (Montaggio rapido):
La tazzina è nel BICCHIERINO DI VETRO, non di ceramica. Non è bollente, ma appena tiepida.
Non c'è un bicchierino d'acqua sul bancone.
Non ci sono i fazzoletti di carta, ma solo una pila unta.
Dario prende il bicchierino, ma non beve. Guarda le SFOGLIATELLE sulla vetrina.
<center>DARIO</center> > (Sussurra a sé stesso) > Bolzano. Tanti anni fa. Le compravo dal corriere del giovedì. Tre. Una nel freezer per l'odore. Per avere un po’ di casa nel frigo del Nord...
<center>DARIO</center> > (Torna al Barista, la voce inizia a tremare) > Scusami. La tazza non è bollente. E lo bicchierino di vetro non te l'ho chiesto. E l'acqua? Non si dà più l'acqua qui?
<center>BARISTA</center> > (Infastidito) > Dottò, siamo in pieno centro. Non si fa più. E l'acqua, se la vuole, la prende al frigo. Il business...
<center>DARIO</center> > (Indica le sfogliatelle) > E queste? Sanno di poco. Non hanno l'anima. Sanno di congelato. Quelle che tenevo nel freezer a Bolzano avevano più gusto di queste.
Il Barista si sporge, quasi a confidarsi, con un cinismo stanco.
<center>BARISTA</center> > Professore, ma che ve ne importa? Quella che vede... è congelata. Ma la diamo ai turisti. Loro non capiscono niente, fanno le foto e pensano sia la vera sfogliatella. Ci siamo adattati.
Dario chiude gli occhi. Ha perso il confronto con la sua memoria.
<center>DARIO</center> > (Posa il bicchierino, disgustato. Tira fuori una banconota da 50 euro) > Prenditi il resto. Non me lo bevo. È veleno. Chisto 'o pago io, pe' 'o prossimo che vene, chillo che 'o capisce. È 'nu cafè sospeso pe' 'a Napoli vera. Ma io, io nun 'o pozzo bevere. Non mi merito questa bugia.
Dario si allontana dal bancone, parlando ad alta voce, ignorando gli sguardi.
<center>DARIO</center> > (In napoletano amaro, mentre attraversa la porta) > Avete congelato l'anima di Napoli! E te dicette buono: Napule è rimasta sul' 'a fotografia. 'A tazza s'è friddata, e pure 'a sfugliatella s'è agghiacciata.
Il Barista si scrolla le spalle, prendendo i 50 euro.
(FINE SCENA 1)
Commenti
Posta un commento