D-FORZA: Geografia di una Follia Shooting Script - Dettaglio Scena per Scena

 



D-FORZA: Geografia di una Follia

SCENEGGIATURA COMPLETA


SCENA 1: LA TAZZA S’È FRIDDATA

(EST. MATTINA – INGORGO VIA MARINA. INT. BAR CENTRO STORICO. SETTEMBRE 2015)

DARIO ESPOSITO (50 anni, camicia impeccabile, occhi stanchi) è bloccato in un ingorgo caotico sulla VIA MARINA. La scena è dominata dal rumore e dallo smog. Dario spegne l'auto (targa D-FORZA), lasciando un biglietto ironico sul cruscotto: "Torno subito. Ex Geografo disperato." È un atto di resa alla paralisi logistica.

Si dirige verso un bar. Ordina un caffè, ma viene servito tiepido e in un bicchierino di vetro non richiesto. Il suo sguardo cade sulle sfogliatelle. Un ricordo amaro lo assale: gli anni a Bolzano, dove comprava le sfogliatelle congelate spedite dal Sud, conservandole in freezer solo per il profumo. Quelle avevano un'anima.

<center>DARIO</center> > (Rivolto al Barista, con rabbia contenuta) > Queste non sanno di niente. Sanno di congelato. Quelle che tenevo nel freezer a Bolzano avevano più gusto.

Il BARISTA (cinico) confessa: "La diamo ai turisti, professore. Loro non capiscono niente."

L'ammissione spezza Dario. La sua nostalgia è stata tradita. Paga una banconota grossa, lascia l'eccesso come "cafè sospeso pe' 'a Napoli vera", ma si rifiuta di bere.

<center>DARIO (Uscendo)</center> > Avete congelato l'anima di Napoli! 'A tazza s'è friddata, e pure 'a sfugliatella s'è agghiacciata.


SCENA 2: LA PARALISI LOGISTICA E LA BABELE CIVICA

(EST./INT. GIORNO – PIAZZA GARIBALDI, QUARTIERE POPOLARE)

Dario è a Piazza Garibaldi. Osserva i tabelloni sbiaditi della Circumvesuviana, simbolo del fallimento delle infrastrutture. Non riesce a salire sulla Metropolitana, respinto dalla folla, assistendo al malore di una studentessa: la paralisi logistica si manifesta in un danno fisico alla comunità.

Costretto a camminare, entra in un quartiere popolare. Un motorino con un uomo, una donna e un bambino di orgigine Pakistana (senza casco) sfreccia sul marciapiede. Dario urla, invocando il rispetto delle regole civiche, ma viene ignorato.

Entra in un negozio. La COMMESSA CINESE non parla italiano.

<center>DARIO</center> > Come fate a vivere qui senza comunicare? La lingua di un paese, la lingua di un territorio...

La sua sensazione è che il corpo urbano sia diventato una Babela senza codice, né civico né linguistico.


SCENA 3: LA NEGAZIONE DIDATTICA E L'UMILIAZIONE ISTITUZIONALE

(INT. GIORNO – SCUOLA SUPERIORE. CONSIGLIO DI CLASSE.)

Dario arriva in ritardo, ma l'ambiente è già caotico (docenti in ritardo, degrado). Nota le LIM rotte e l'assenza di palestre. La sua attenzione si concentra sull'assenza totale di carte geografiche nelle aule.

<center>DARIO (Rivolto alla Dirigente)</center> > Come si può insegnare ai ragazzi a capire dove sono, se non gli diamo le mappe?

La DIRIGENTE SCOLASTICA scarica la colpa sulla burocrazia e sui fondi ministeriali, invitandolo a presentare lui stesso una "richiesta protocollata" per l'acquisto delle mappe. La sua competenza è umiliata e la burocrazia vince sulla didattica.

Dario esce furibondo e distrugge un avviso burocratico dalla bacheca: il suo primo atto di violenza è contro la carta amministrativa.


SCENA 4: LA NEGAZIONE DEI PILASTRI E LA RABBIA GEOLOGICA

(EST. POMERIGGIO – PIAZZA DEL PLEBISCITO, AVVOCATA, CANTIERE)

Dopo la crisi con la sua compagna (colloquio fallito per il ritardo dei mezzi), Dario si dirige verso i luoghi simbolo.

A Piazza del Plebiscito, contesta un gruppo di studenti universitari. Scopre la loro ignoranza sulla Geografia Amministrativa del Regno delle Due Sicilie.

Li sfida poi sulla Geolinguistica: chiede loro di tradurre l'Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in napoletano. Gli studenti falliscono miseramente: "Non sapete tradurre la libertà nella vostra lingua!"

Il suo disgusto tocca il culmine quando critica l'Università per aver il rapper  JOIELIER, ignorando Pino Daniele e Massimo Troisi.

Vede l'ossessione dei murales di Maradona come unica identità rimasta.

Raccoglie una BARRA DI FERRO ARRUGGINITA in un cantiere: la sua cattedra. Guarda l' intero Golfo di Napoli , con le isole , la penisola sorrentina e i Monti Lattari. Usa la barra per distruggere un manifesto pubblicitario deturpante. Un passante chiama il 113.


SCENA 5: LA CHIAVE IDEOLOGICA E L'INTERCETTAZIONE

(INT. SERA – APPARTAMENTO DI DARIO. INT./EST. CLUB ROTARY.)

DARIO torna a casa, ma la sua mente è lucida. Il libro "MILANO CITTÀ STATO" è la chiave. Affianca il libro alla barra: "Non più 'D-FORZA'. Ma D-SCISSIONE. L'unica via è Napoli Città Stato!"

Mentre il Maresciallo FERRARA segue la sua traccia, Dario si dirige al Rotary Club, sapendo della presenza del Procuratore Nicola Gratteri.

Dario irrompe e affronta direttamente GRATTERI. Lo accusa di vedere Napoli solo dal punto di vista camorristico, ignorando la malattia amministrativa che è la vera causa del collasso.

Consegna il libro al Procuratore: "È la mia tesi finale! L'unica via è Napoli Città Stato!"


SCENA 6: L'ULTIMO CONFRONTO E LA RISOLUZIONE

(INT. ROTARY CLUB. INT. AUTO BLINDATA. EST. NOTTE.)

Il MARESCIALLO FERRARA arriva al Rotary, confermando a Gratteri che Dario è "un geografo... che ha avuto un giorno di lucidità disperata".

Dario viene scortato via dal Maresciallo.

GRATTERI, salito sulla sua AUTO BLINDATA (simbolo della Tecnologia e della massima istituzione di Stato), apre il libro. Legge la dedica scritta a mano da Dario, che invoca la necessità di "slegarsi" burocraticamente per affrontare il crimine.

<center>GRATTERI (A sé stesso)</center> > Napoli Città Stato... Autonomia amministrativa... Forse... forse non è solo follia.

FINALE: Il Procuratore riflette sulla tesi di Dario. La Tecnologia Istituzionale ha incontrato la Tesi Geopolitica. Il film si conclude con la speranza che la "follia" di un singolo possa innescare una vera e necessaria trasformazione amministrativa.

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